Lotta fuori dai Giochi

Se la lotta è stata esclusa dalle Olimpiadi la colpa non è solo del CIO (Articolo inizialmente pubblicato su TPI

Pima che Oscar Pistorius uccidesse con tre colpi di pistola la fidanzata Reeva Steenkamp, l’attenzione del “mondo olimpico” era ancora tutta concentrata sulla notizia dell’esclusione della lotta dalle discipline olimpiche del 2020.

Il 12 febbraio, infatti, il Comitato Esecutivo del CIO ha raccomandato l’esclusione della lotta libera e di quella greco romana dai Giochi Olimpici a partire dal 2020. Una condanna quasi definitiva, nel senso che a settembre, nel corso della sessione plenaria di Buenos Aires, si giocherà la riammissione con altre sette agguerrite discipline sportive (arrampicata, baseball/softball, karate, pattinaggio a rotelle, squash, wakeboard, wushu).

Al di là della prevedibile reazione di sconcerto da parte della federazione (FILA) e degli atleti, si è registrato un coro pressoché unanime di critiche contro la decisione del CIO, accusato di essere ormai un’istituzione che pensa solo al business. La delicatissima scelta di escludere uno sport in realtà si basava su un’interessante griglia di ben 39 parametri (qui il documento ufficiale) che dovevano rendere il più oggettiva la scelta. La decisione finale però è stata presa solamente da 15 persone, alcune delle quali in palese conflitto di interesse, come Juan Antonio Samaranch Salisachs (il figlio dell’ex presidente del CIO), che è anche vicepresidente della Federazione internazionale di pentathlon moderno, una delle maggiori indiziate al taglio.

Se una disciplina storica (presente continuativamente dal 1896 ad oggi con la sola eccezione del 1900) è stata esclusa, l’intera colpa non può essere addossata al CIO. Negli ultimi anni quasi tutti gli sport hanno introdotto delle modifiche per restare al passo con i tempi, basti pensare all’eliminazione del cambio palla nella pallavolo. Paradigmatico in questo senso è proprio il caso del pentathlon moderno, uno degli sport più obsoleti del panorama internazionale per il suo legame con un militarismo dal sapore ottocentesco, che è riuscito a imporsi una trasformazione radicale per sopravvivere.

Nella lotta, invece, ci troviamo di fronte a un regolamento poco attraente in cui la sorte gioca troppo spesso un ruolo preponderante. Nel caso in cui l’incontro finisca in parità, la decisione finale è di fatto decisa dal sorteggio. Raramente infatti chi lo perde riesce a ribaltare nei 30 secondi concessi l’esito dell’incontro.

Non sempre tutti i mali vengono per nuocere. L’eliminazione del baseball e del softball dai Giochi Olimpici ha portato le due federazioni a trovare le intese necessarie per riunirsi. Riuscirà la lotta ad adottare dei regolamenti che, senza snaturarla, ne migliorino lo spettacolo? E soprattutto, riuscirà la FILA a passare da una gestione sostanzialmente assistenziale ad una gestione economicamente virtuosa?

Intanto la FILA ha organizzato un incontro d’emergenza questo weekend a Phuket in Thailandia e il mondo dei social network ha iniziato la su battaglia al grido di: #saveolympicwresteling.

@NicolaSbetti

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