Le implicazioni internazionali del “Giro della Rinascita” del 1946

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Venerdì 10 febbraio sarò a Siena per partecipare al Seminario nazionale Sissco 2017 (organizzato dal Dipartimento di Scienze Sociali Politiche e Cognitive dell’Università di Siena con il patrocinio della SISS e del CONI): Alla ricerca dell’identità italiana tra piccola e grande patria: cento volte il Giro d’Italia. Sport, società, politica ed economia nell’Italia unita: la forza del pedale. Il mio intervento, come da titolo, sarà sulle impicazioni internazionali del “Giro della Rinascita”. Qui sotto una presentazione di quello che sarà il mio discorso: 

Numerosi studiosi – in particolare Marchesini, Foot e Franzinelli – hanno trattato con attenzione il primo giro d’Italia del secondo dopoguerra che, ribattezzato “Giro della Rinascita”, si corse da Milano a Milano attraversando le macerie di un’Italia in ricostruzione dal 15 giugno al 7 luglio 1946. Queste importanti ricerche hanno avuto, comprensibilmente, uno sguardo nazionale. Tuttavia la 29° edizione della “corsa rosa”, oltre a segnare simbolicamente la ripresa dello sport nazionale, ebbe diverse implicazioni internazionali. In un momento in cui lo sport italiano stava vivendo – nelle relazioni sportive bilaterali con alcuni paesi e in determinate federazioni internazionali – una situazione di “esclusione silenziosa” il fatto che l’Italia fosse il primo paese ad organizzare un grande giro ciclistico su tre settimane (il Tour de France dovette attendere il 1947) non passò certo inosservato. Inoltre con la scelta fortemente voluta dagli organizzatori di andare a Trieste, città contesa fra Italia e Jugoslavia e occupata dalle armate anglo-americane, fu la prima volta che il Giroattraversò strade che non erano sotto la sovranità italiana e, come noto, il passaggio per la città giuliana fu tutt’altro che pacifico.

L’obiettivo della presentazione sarà dunque quello di analizzare il Giro d’Italia del 1946 con un approccio storico politico contestualizzandolo nel più ampio scenario politico e politico-sportivo internazionale. Nello specifico l’attenzione sarà dedicata soprattutto a tre aspetti: 1) L’importanza che ebbe organizzare il Giro a pochi mesi dalla riammissione della Federazione italiana nell’Unione ciclistica internazionale (UCI), nonostante la perdita dei voti acquisiti dall’essere nazione fondatrice; 2) La rivalità fra gli organizzatori italiani del Giro e quelli francesi del Tour; 3) Le implicazioni diplomatiche e politiche del passaggio a Trieste.

Oltre alla letteratura secondaria, come fonti saranno utilizzati i giornali dell’epoca, l’archivio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quella del CONI e quella dell’UCI.

@NicolaSbetti

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