La Storia coi se… per un pugno di click

Pochi minuti fa, scrollando in maniera annoiata un noto social, sono sobbalzato sulla sedia vedendo su una pagina sponsorizzata di “Focus Storia” questa immagine…

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è mai possibile che dopo i lavori di Stefano Pivato, Daniele Marchesini, Sergio Giuntini, John Foot, Fabien Archambault si debba ancora parlare della leggenda di “Bartali che salva l’Italia pedalando” e si debba leggere in una rivista la domanda “Se Bartali non avesse vinto il Tour del 1948?”…

Se Bartali non avesse vinto quel Tour probabilmente Bartali non sarebbe Bartali e gli italiani avrebbero un Tour in meno nel palmares ma di certo non sarebbe comunque scoppiata la rivoluzione… Qui un passaggio della mia tesi di dottorato dove in poche righer ripercorro la vicenda:

Altrettanto significativa, seppur priva di fondamento storico, è la leggenda – ma al contempo «efficace metafora della realtà italiana di quegli anni»[1] – che vuole Bartali «ciclista della provvidenza» capace di «salvare l’Italia pedalando» grazie alle sue vittorie al Tour de France nei giorni successivi all’attentato a Togliatti nel luglio del 1948[2]. Sebbene dai rapporti inviati dai prefetti al Ministro degli Interni sugli incidenti seguiti all’attentato non si faccia alcun cenno ad un eventuale impatto dell’impresa di Bartali nell’evitare una deriva rivoluzionaria, e la storiografia abbia ormai individuato nella scelta dei dirigenti del PCI di non agire in supporto dell’insurrezione il fattore chiave della mancata rivoluzione, l’apparato propagandistico cattolico, orchestrato magistralmente da Luigi Gedda, riuscì ad accreditare e a tramandare ai posteri la visione per cui Bartali – stimolato da una telefonata di De Gasperi – avrebbe scongiurato la guerra civile, vincendo tre tappe alpine di fila[3].

[1] A. LEPRE, Storia della prima Repubblica, cit., p. 145-6.

[2] Di fronte a tante ricostruzioni tendenti ad evidenziare più l’aspetto mitico e leggendario della vicenda si segnalano: I lavori di S. PIVATO, Sia Lodato Bartali, cit., S. PIVATO, Italian Cycling and the Creation of a Catholic Hero: The Bartali Myth, «The International Journal of the History of Sport», Vol. 13, issue 1, 1996. D. MARCHESINI, Coppi e Bartali, cit., F. ARCHAMBAULT, «On a tiré sur Togliatti!» La difficile interprétation de l’attentat du 14 juillet 1948, «La Révolution française», n° 1, 2012. http://lrf.revues.org/466 [ultimo accesso: 04.02.2015], S. GIUNTINI, Pugni chiusi e cerchi olimpici. Il lungo ’68 dello sport italiano, Roma, Odeadek, 2008, p. 160, e J. FOOT, Pedalare!, cit., pp. 141-61.

[3] S. PIVATO, Sia Lodato Bartali, cit. È peraltro significativo che Bartali indossò la maglia gialla solamente dopo la fine della mobilitazione generale. Secondo lo storico John Foot il mito di Bartali che salva l’Italia pedalando si è affermato anche perché era rassicurante e «si prestava all’idea che gli italiani facessero parte di una nazione e che le differenze ideologiche o di classe che li dividevano fossero solo superficiali» Cit., J. FOOT, Pedalare!, cit., p. 160. Sul ruolo di Gedda nella costruzione del mito di “Bartali magnifico eroe cristiano” cfr., S. GIUNTINI, Il cappello del Papa. La regia occulta di Luigi Gedda, «Lancillotto e Nausica», n° 1-2, 2010, pp. 38.

Il problema è che se già il giornalismo sportivo tendeva a percorrere questa strada con il web 2.0 e il clickbait sempre più spesso accade che la leggenda venga preferita alla ricostruzione storica…

@NicolaSbetti

 

 

 

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2 pensieri su “La Storia coi se… per un pugno di click

  1. Tranquillo, fra una settimana, con l’anniversario di mezzo e magari Aru in lotta per la maglia gialla, quella “leggenda” tornerà a proporsi anche sui Tg nazionali.

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