Considerazioni in libertà sulla Supercoppa in Arabia Saudita

Il 16 gennaio 2019 si giocherà a Gedda, in Arabia Saudita la Supercoppa italiana 2018. Fin dal 6 giugno 2018, sul gruppo facebook “Sport, cultura e politica” avevamo segnalato le criticità di una simile scelta, gli interessi sauditi nell’offrirsi di ospitare l’incontro. Al momento non ci sono state particolari inchieste a 360° su questa decisione, come si era auspicato all’epoca. Tuttavia, grazie alla campagna di sensibilizzazione promossa dall’USIGRAI i fari mediatici si sono accessi sull’Arabia Saudita e c’è stato chi, come Avvenire, invece di cercare di vendere indignazione ha usato le sue pagine sportive per raccontarci la difficile realtà delle calciatrici saudite. Pur non potendo approfondire la questione come avrei voluto ecco alcune personali considerazioni sulla Supercoppa italiana in Arabia Saudita.

  1. Chi si è indignato solo in questi ultimi giorni per il fatto che la Supercoppa si giochi in Arabia Saudita avrebbe dovuto farlo già a giugno (o quantomeno sulla scia del caso Khashoggi), quando ancora c’era ancora tempo per fare pressione.
  2. E’ la decima volta che la Supercoppa italiana si gioca fuori dall’Italia. Scelta discutibile, dettata sia dalla possibilità di incassi facili, sia dal tentativo di promuovere il calcio italiano all’estero. Già nel 2002 (Libia), 2009, 2011, 2012, 2015 (Cina) e 2014, 2016 (Qatar) si era giocato in paesi retti da un sistema di governo non democratico.
  3. E’ chiaro che dietro la scelta della Lega ci siano interessi economici, ma forse varrebbe la pena chiedersi… Vale veramente la pena per 30 denari associare l’immagine del proprio calcio a paesi non democratici, che non rispettano i diritti umani e che non garantiscono nemmeno un livello di regia televisiva adeguata?
  4. L’Arabia Saudita ha senz’altro interesse ad ospitare la Supercoppa italiana, poiché l’evento rientra perfettamente nella strategia di lungo periodo promossa dal nuovo corso reale per modernizzarsi e migliorare la propria immagine con l’accattivante nome di “Vision 2030” in cui lo sport (o meglio l’uso dello sport come strumento di politica estera) gioca un ruolo tutt’altro che secondario. Per approfondire si vedano ad esempio gli articoli usciti su Calcio e Finanza 1 e 2 e Treccani.
  5.  L’uso dello sport come strumento di soft power non è automaticamente vincente. Sarebbe interessante sapere se l’immagine dell’Arabia Saudita sia migliorata o peggiorata nelle ultime settimane. Per il regime saudita resta comunque una bella vetrina perché in questi giorni sono riusciti a dettare l’agenda mediatica, spostando l’attenzione dal caso Khashoggi, dalla guerra contro lo Yemen o dalla limitazione dei diritti delle donne, al processo di graduale apertura intrapreso dal regime di Mohammad bin Salman.
  6. La supercoppa è diventata notizia nel momento in cui è emerso che le donne sarebbero potute andare nello stadio solo accompagnate da uomini e in un solo settore. Paradossalmente però fino a un anno fa le donne non potevano nemmeno entrare negli stadi di calcio.
  7. Detto questo è ridicola la forzata narrazione emersa in alcuni media mainstream italiani secondo cui la minima e graduale apertura alle donne sia in qualche modo merito della Supercoppa o quantomeno dello sport… piuttosto è vero il contrario. La Supercoppa è una conseguenza di questa apertura
  8. Alcune giustificazioni fatte dai vertici delle nostre istituzioni sportive sono apparse quantomeno inadeguate. Micciché, Presidente della Lega ha dichiarato: “Il calcio fa parte del sistema culturale ed economico italiano e non può avere logiche, soprattutto nelle relazioni internazionali, diverse da quelle del Paese a cui appartiene. L’Arabia Saudita è il maggior partner commerciale italiano nell’area mediorientale grazie a decine di importanti aziende italiane che esportano e operano in loco, con nostri connazionali che lavorano in Arabia e nessuno di tali rapporti è stato interrotto. Il sistema calcio non può assurgere ad autorità sui temi di politica internazionale, né può fare scelte che non rispettino il sistema Paese. Al contrario, è un fondamentale supporto alla promozione del made in Italy e dei suoi valori.  Il calcio non fa politica, ma ha un ruolo sociale, in questo caso di veicolo di unione e comunanza tra popoli che non ha uguali in nessun altro settore”. Da un lato si afferma che il calcio italiano deve rispettare la diplomazia italiana, dall’altro si dice che non fa politica ma ha un ruolo sociale… Insomma una contraddizione bella e buona…
  9. Giocare all’estero obbliga a rispettare usi e costumi del paese ospitante, tuttavia fino al momento della firma del contratto, la Lega (e la diplomazia italiana) avevano il coltello dalla parte del manico per inserire eventuali clausole (che potevano ancor più saggiamente essere inserite al momento del bando).
  10. I giocatori avrebbero una piattaforma, se lo volessero, per prendere posizione, ma dubito lo faranno… Un piccolo gesto altamente simbolico che non potrebbe certo avere nessuna conseguenza da parte della Lega, così come non risulterebbe troppo offensivo per il regime saudita, potrebbe essere quello di colorarsi il volto con il “baffo rosso” contro la violenza sulle donne.
  11. Alla fine però la Supercoppa in Arabia Saudita, ci dice solo e soprattutto una cosa. L’Italia ha un ottimo rapporto con l’Arabia Saudita, a livello calcistico (ricordate la recente amichevole?) ma anche e soprattutto a livello diplomatico (commesse militari in cambio di petrolio in primis). La Supercoppa a Gedda non è altro che un riflesso di questi ottimi rapporti. Ecco perché le polemiche indignate bipartisan di esponenti della politica italiana entrano di diritto al vertice dei commenti più ipocriti, fra i tanti ascoltati in questi giorni.

@NicolaSbetti

 

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