La frase del giorno (16.5.2017)

r208113_608x405ccCosa signfica essere il miglior calciatore in un Paese in guerra civile? La frase del giorno non poteva che essere un estratto del bel reportage di Steve Fainaru sul calcio in Siria negli anni della guerra civile. Nello specifico le parole di Firas al-Khatib, che per cinque anni ha rifiutato la convocazione e poi è toranto a vestire la maglia della nazionale siriana fanno capire come in situazioni simili lo sport, e in questo caso il calcio, smettono completamente di essere un fenomeno neutro. Continua a leggere

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Il football sulla linea del fuoco

foto-1#NotizieSportiveDiUnSecoloFa (25 e 26 febbraio 1917)

FOOTBALL AL FRONTE – Il 26 febbraio, grazie al lavoro svolto da un reparto di Trattrici di Artiglieria, si è solennemente inaugurato in piena zona d’operazioni un regolare campo di football. Il primo incontro, di fronte a 500 persone, si è svolto tra la squadra del Reparto Trattrici (XI Corpo d’Armata) e una squadra della vecchia e gloriosa brigata Bologna. Il match si è chiuso con la vittoria degli automobilisti per 6 a 1. I palloni ai soldati sono forniti gratuitamente dalla Gazzetta dello Sport. Continua a leggere

Su Il Mulino l’articolo: “Aleppo, 9/2/2017”

download«Una parvenza di normalità è tornata sabato scorso, per qualche ora, ad Aleppo, quando le squadre locali dell’Al-Ittihad e dell’Al-Hurriya si sono incontrate per il primo derby nella città dopo cinque anni. Una grande folla è arrivata per assistere all’incontro, vinto per 2 a 1 dall’Al-Ittihad». Con queste parole, nella didascalia di una galleria fotografica pubblicata il 30 gennaio sulla sua pagina Facebook, la Fifa ha voluto celebrare il ritorno del calcio nella «città martire» della guerra siriana, cavalcando la retorica per cui il pallone ha la forza di superare i conflitti, unire i popoli e riportare il sorriso fra la gente.

Continua a leggere sul sito de La rivista il Mulino.

Libia-Comore 3-0 Fra assenze celate e federltà a Gheddafi

Articolo inizialmente pubblicato su Pianeta Sport.

Può esserci ancora spazio per il calcio in un paese in cui una rivolta della società civile contro una dittatura durata 42 anni si trasforma in una guerra (civile e internazionale allo stesso tempo) in cui la fazione lealista è sostenuta da soldati mercenari mentre quella filo-democratica ha ottenuto un tardivo ma decisivo aiuto aereo da alcuni dei più moderni e sviluppati eserciti del mondo? Sembrerebbe impossibile ma è così, del resto anche nelle retrovie durante le guerre mondiali si continuò a giocare a pallone. Continua a leggere