Pelé 80

Oggi Pelé compie Ottant’anni, per celebrare uno dei calciatori più forti di tutti i tempi condivido quanto pubblicato due anni fa in “Storia della coppa del mondo di calcio. Politica, sport globalizzazione (1930-2018)“, libro scritto con Riccardo Brizzi ed edito da Le Monnier.

Colui il quale, malgrado le contraddizioni, incarnò meglio di chiunque altro questa «rivoluzione», semplicemente diventando il calciatore più forte del mondo, fu Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelé. Tutt’oggi considerato uno dei migliori giocatori del mondo, se non il migliore in assoluto, ridefinì il concetto di «numero dieci» e mise a segno oltre mille reti. La sua carriera, al di là di una breve esperienza negli Stati Uniti, fu esclusivamente legata ai colori del Santos e della nazionale brasiliana, con i quali vinse quasi tutto quello che c’era da vincere. Aveva un fisico armonioso che preservò conducendo una vita monacale e allenò con una cura maniacale che gli permise di giocare fino a 37 anni. Ancor più che un gioco, il calcio ai suoi occhi rappresentò sempre e soprattutto una professione. Rispetto ai fenomeni del pallone che lo avevano preceduto, nella sua trasformazione in icona globale, il brasiliano beneficiò enormemente dello sviluppo tecnologico del mezzo televisivo nonché della visibilità globale offerta dai Campionati mondiali che vinse tre volte. Quando andò in India venne accolto come un re da decine di migliaia di persone; questi numeri aumentarono ulteriormente in occasione delle trasferte a Dakar, Kinshasa e Libreville. Addirittura, in occasione di una tournée del Santos in Nigeria durante la guerra del Biafra, la sua presenza portò ad una tregua tattica nel conflitto a seguito del raggiunto accordo per una partita contro una squadra di ciascuno dei due campi belligeranti. La sua storia, diventata mito attraverso film, documentari, spettacoli, biografie e letteratura, ha avuto un successo planetario anche perché perpetua il mito capitalistico dell’uomo che partendo dal nulla è capace di costruirsi un impero. Pelé in effetti, dal ragazzino che giocava con una palla di stracci e lucidava le scarpe per arrotondare è diventato una delle personalità più influenti del pianeta, spesso ricevuto quasi come un capo di Stato. Al contrario di Muhammad Alì, non politicizzò il colore della sua pelle; al massimo dichiarò: «Sono contento di essere allo stesso tempo nero e un buon giocatore perché così posso contribuire anche io al miglioramento della democracia racial nel mio Paese». Ciononostante il suo successo è stato per certi versi rivoluzionario. Anticipando in alcuni aspetti il «fenomeno Michael Jordan» – che porterà il legame fra sport e capitalismo globale a un nuovo livello –, Pelé fu uno dei primi atleti neri a siglare contratti pubblicitari milionari. Dopo i primi firmati con Pepsi Cola e Puma, le sponsorizzazioni e le pubblicità, sommate ai guadagni da calciatore, gli hanno permesso di costruirsi un impero finanziario e una carriera anche da imprenditore. Pur avendo dichiarato in più occasioni di non essere un uomo politico ma solo un (ex) calciatore, Pelé è stato a tutti gli effetti un uomo di potere. Oltre a ruoli come ambasciatore dell’ONU, dell’UNESCO, dell’OMS e dell’UNICEF, dal 1995 al 1998 è stato ministro straordinario dello sport; un livello di responsabilità mai raggiunto da un nero in Brasile. È però proprio sul piano politico che la sua eredità appare più discussa poiché, al contrario di quanto fatto da altri calciatori brasiliani, la sua posizione nei confronti della dittatura rimase quantomeno ambigua. Da un lato giustificò a posteriori la sua non partecipazione al Mondiale del 1974 con una motivazione politica: «Mi fecero pressioni, mi lusingarono, fecero tutto il possibile, ma a quel tempo ero ormai consapevole delle pratiche barbare della dittatura, delle torture, delle sparizioni. Avevo imparato che mentre vincevamo trofei erano accadute molte ingiustizie e rimasi fermo nelle mie convinzioni». D’altra parte dichiarò: «Nel periodo in cui era l’esercito che si occupava di tutto, le cose non andavano poi così male. Non era ciò che la gente voleva e c’era un certo livello di barbarie, ma progredimmo molto. Quando i civili tornarono al potere, le cose sono peggiorate». Riprendendo, per concludere, il ragionamento di Filho, se dopo l’abolizione della schiavitù «il nero era libero ma sentiva la maledizione del colore», Pelé è stato colui il quale ha cancellato questa condanna che orientava inconsciamente l’esistenza dei suoi connazionali. Più di tutto, però, il fatto di non aver subito una decadenza successiva al ritiro, come avvenuto invece all’altrettanto talentuoso compagno di squadra Garrincha, ma di aver anzi rafforzato ulteriormente la propria immagine di vincente rappresenta per certi versi un atto ‘rivoluzionario’ nei confronti di quelli che erano i codici sociali (non solo) brasiliani.

Per approfondire vedi anche:

  • P. Demuru, Essere in gioco. Calcio e Cultura tra Brasile e Italia, Bononia Univerity Press, Bologna, 2014.
  • P. Dietschy, Storia del calcio, Paginauno, Vedano al Lambro, 2014.

Sul “caso Daffe” si gioca la credibilità del calcio italiano nella lotta al razzismo

Riprendo a scrivere nel blog che riprenderò ad aggiornare con regolarità solo nel 2020 perché siamo di fronte a una vicenda che, sia pur nel quasi silenzio dei media mainstream, potrebbe essere fondamentale nel percorso intrapreso dai vertici del calcio italiano, FIGC in primis, nella lotta al razzismo. La questione meriterebbe di essere approfondita in contesti molto più visibili di “A Gamba Tesa”, ma impegni lavorativi universitari e un nuovo progetto/lavoro me lo impediscono…

Incominciamo con i fatti:

daffe-2Il 25 novembre 2019, allo stadio Fratelli Campari di Bagnolo in Piano (provincia di Reggio Emilia) nel corso della partita fra la Bagnolese e l’Agazzanese, valida per il campionato di Eccellenza, al 27° minuto del primo tempo di gioco Omar Daffe, il portiere della squadra ospite, viene ripetutamente insultato con degli epiteti razzisti da uno spettatore. Invece di sopportare in silenzio come troppe volte ha fatto in passato Omar Daffe decide che la misura è colma. Abbandona la propria porta e si reca verso la metà del campo all’altezza della linea laterale. Lì getta i guanti a terra e sconfortato abbandona il terreno di gioco… “Prima di essere calciatori dilettanti siamo uomini”, ha dichiarato alle telecamere del tg3 locale. Del resto quando si sentono certi insulti che tendono a negare l’umanità stessa il gioco smette di essere gioco… Continua a leggere

Superga 70 anni dopo

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Qualche giorno fa twittavo: “Il settantesimo di Superga conferma che ad oggi il Grande Torino è molto più memoria che storia“. Un’impressione che tenderei a confermare anche a freddo. Tante le iniziative e le pubblicazioni.

Su Bibliocalcio (bel gruppo fb di bibliofili calcistici) sono state mappate le ultime pubblicazioni. La più importante mi sembra essere la traduzione in italiano della biografia di Erno Erbstein.

Anche la Rai ha fatto un buon lavoro. In particolare segnaliamo: Continua a leggere

Questa sera su sky “1945 Checkpoint Trieste” – Letture per approfondire

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Questa Sera su Sky alle 23.15 va in onda “1945, Checkpoint Trieste” è una produzione originale di Sky Sport, firmata da Matteo Marani, a cura di Alessia Tarquinio con Fabio Fiorentino e Andrea Parini.

Avendo lavorato molto in questi anni, sullo sport a Trieste fra il 1945 e il 1953 per la mia tesi di laurea, ho potuto dare un mio piccolo contributo mettendo a disposizione i miei scritti e qualche documento. Ringrazio Matteo Marani e il suo team per la citazione.

Per chi volesse approfondire la questione con le letture ecco dove può trovare tre miei saggi (in inglese) sul tema: Continua a leggere

Considerazioni in libertà sulla Supercoppa in Arabia Saudita

Il 16 gennaio 2019 si giocherà a Gedda, in Arabia Saudita la Supercoppa italiana 2018. Fin dal 6 giugno 2018, sul gruppo facebook “Sport, cultura e politica” avevamo segnalato le criticità di una simile scelta, gli interessi sauditi nell’offrirsi di ospitare l’incontro. Al momento non ci sono state particolari inchieste a 360° su questa decisione, come si era auspicato all’epoca. Tuttavia, grazie alla campagna di sensibilizzazione promossa dall’USIGRAI i fari mediatici si sono accessi sull’Arabia Saudita e c’è stato chi, come Avvenire, invece di cercare di vendere indignazione ha usato le sue pagine sportive per raccontarci la difficile realtà delle calciatrici saudite. Continua a leggere

Storia della coppa del mondo di calcio (1930-2018). Politica, sport, globalizzazione

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Per la collana “Dentro la storia” da qualche giorno è uscito il libro:

Riccardo Brizzi – Nicola Sbetti, Storia della Coppa del mondo di calcio (1930-2018). Politica, sport, globalizzazione, Firenze, Le Monnier, 2018.

Qui la scheda del libro

Qui il link alla pubblicazione

Qui il link per l’acquisto

 

 

Qui di seguito le varie recensioni, gli interventi pubblici e le presentazioni: Continua a leggere

Road to Paris 2024

Paris2024-ocpEnrico Masi e Stefano Migliore hanno prodotto un bel reportage radiofonico sulla Parigi olimpica che si appresta ad organizzare i Giochi Olimpici. Significativo che a commissionargliela sia stata la RSI la radiotelevisione svizzera che ancora una volta si dimostra all’avanguardia su queste tematiche. Nello specifico il programma in questione è Laser, un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale, che va in onda su Rete Due. Continua a leggere

Sport e Identità: regionalismi e politica

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Giovedì 23 novembre con Sergio Giuntini e Stefano Martelli avrò il piacere di partecipare alla presentazione di questo evento. Vi aspetto numerosi. 

Giovedì 23 novembre 2017, dalle 17.00 alle 18:45, presso la Sala riunioni al piano terra del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.M. Bertin”, in via Filippo Re 6, 40126 Bologna, si terrà il seminario “Sport e identità: regionalismi e politica” a partire dal volume di Sergio Giuntini: “L’agonismo della Padania. Sport e Lega Nord“.

Ne discutono con l’autore:
Prof. Stefano Martelli (Università di Bologna)
Dott. Nicola Sbetti (Università di Bologna)

L’incontro è organizzato dal gruppo “Sul Filo del Tempo. Presentazioni di Storia e Politica” in collaborazione con lo SportComLab.